Ritagli
Sol 18.366 – Anno 2525, Colonia Aretis Prime
Oggi ho letto le notizie terrestri. Quelle che arrivano qui sono sempre in ritardo, filtrate, archiviate, ma non per questo meno disturbanti. Dai fascicoli declassificati del vecchio Dipartimento di Giustizia emergono migliaia di riferimenti a un ex presidente degli Stati Uniti all’interno dell’inchiesta Epstein. Nomi, memo interni, email, ritagli di giornale: strati di carta e dati che raccontano una storia che sulla Terra si trascina da decenni, come una ferita che non si chiude mai davvero.
Colpisce soprattutto una testimonianza: una giovane donna, poco più che ventenne all’epoca, racconta di essere stata “presentata” durante una festa come se fosse una merce disponibile. Nulla sarebbe poi accaduto, dicono i documenti. Ma il solo fatto che tutto questo venga messo per iscritto, catalogato, discusso per anni, è già una forma di violenza che attraversa il tempo.
Qui su Marte queste notizie arrivano come eco lontane, ma fanno comunque rumore. Abbiamo lasciato la Terra per sfuggire al collasso climatico, alle guerre per le grandi isole emerse, alla concentrazione di potere nelle mani di pochi. Eppure certi meccanismi sembrano sopravvivere a ogni migrazione: l’abuso, l’impunità, la lentezza con cui la verità viene ammessa, se mai lo è.
Chi governa oggi nega, come hanno sempre fatto tutti. Le carte si accumulano, le analisi continuano, i titoli scorrono. E io mi chiedo se tra cinquecento anni qualcuno leggerà i nostri archivi marziani con lo stesso sgomento con cui noi leggiamo quelli terrestri.
Spengo il notiziario. Fuori dalla cupola il vento solleva la polvere rossa contro il vetro. Qui almeno il silenzio è reale. E per qualche minuto mi illudo che basti la distanza a renderci diversi.
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