Comincia il diario marziano
Quest’anno niente traversata verso le Calotte Boreali. Non ho più alcun dolore al braccio sinistro, le nanofibre ossee hanno fatto il loro dovere da settimane, eppure l’idea di rimettermi sulle piste magnetiche sotto la Cupola Dolomede mi toglie entusiasmo. Non è il corpo a fermarmi: è una paura sottile, sedimentata, come la polvere rossa che non va mai via del tutto. Qui ad Aretis si sta quasi bene. Il sistema di riscaldamento atmosferico ha funzionato tutta la settimana e il sole pallido, filtrato dai campi di grafene, trasforma questi sol in qualcosa che assomiglia vagamente a una primavera terrestre. È una sensazione ingannevole: basta uscire dal perimetro pressurizzato per ricordarsi dove siamo davvero. Forse più tardi faremo una passeggiata lungo il Mare Secco — così lo chiamano i bambini, anche se non c’è acqua da cinque secoli. Camminare sulla vecchia costa artificiale, con le figlie che mi precedono saltando nella gravità ridotta, è uno dei pochi momenti in cui questo pianeta ...