Post

Ritagli

  Sol 18.366 – Anno 2525, Colonia Aretis Prime Oggi ho letto le notizie terrestri. Quelle che arrivano qui sono sempre in ritardo, filtrate, archiviate, ma non per questo meno disturbanti. Dai fascicoli declassificati del vecchio Dipartimento di Giustizia emergono migliaia di riferimenti a un ex presidente degli Stati Uniti all’interno dell’inchiesta Epstein. Nomi, memo interni, email, ritagli di giornale: strati di carta e dati che raccontano una storia che sulla Terra si trascina da decenni, come una ferita che non si chiude mai davvero. Colpisce soprattutto una testimonianza: una giovane donna, poco più che ventenne all’epoca, racconta di essere stata “presentata” durante una festa come se fosse una merce disponibile. Nulla sarebbe poi accaduto, dicono i documenti. Ma il solo fatto che tutto questo venga messo per iscritto, catalogato, discusso per anni, è già una forma di violenza che attraversa il tempo. Qui su Marte queste notizie arrivano come eco lontane, ma fanno comunque ...

Equilibrio Orbitale

  Sol 18.359 – Anno 2525, Colonia Aretis Prime Il mondo, dicono i notiziari terrestri ritrasmessi con venti minuti di ritardo luce, va a rotoli: conflitti sempre più violenti per il possesso delle grandi isole terrestri, migrazioni forzate, città sovrappopolate sotto cieli che non si raffreddano più. Marte non è immune a tutto questo, lo sappiamo. Eppure oggi, qui, sembra che esista una sola cosa. Siamo alla gara di  Equilibrio Orbitale , uno sport nato dopo la colonizzazione: una disciplina a gravità variabile, a metà tra danza e controllo corporeo estremo. La protagonista è mia figlia,  Coral . Per un attimo tutto si ferma. Le notizie, le paure, la sensazione di vivere dentro una crisi permanente. Conta solo un movimento minimo del corpo: una rotazione controllata, un appoggio perfetto, un gesto che dura meno di un respiro ma che deve essere assoluto. Ed è giusto così. Forse è l’unico modo sensato di resistere. La gara vera e propria è brevissima: quattro sequenze in mi...

Mushrooms from Mars

 Prima sessione musicale dell’anno orbitale. Le prove con la band sono andate sorprendentemente bene. Questa formazione — almeno per ora — sembra reggere: gli equilibri sono stabili, nessuno suona per sovrastare l’altro, e perfino i silenzi hanno trovato il loro posto. Su Marte non è scontato: la convivenza forzata tende a far esplodere anche le armonie migliori. I nuovi brani hanno finalmente un senso. Non sono ancora  completi , ma mostrano una direzione, una gravità interna che li tiene insieme. Li abbiamo fatti girare più volte, registrando ogni passaggio nel sistema d’archiviazione sonoro della colonia, per poi riascoltarli con calma, come si osserva una forma di vita appena scoperta. Ci siamo presi il tempo di meditare sull’evoluzione di ogni pezzo: cosa può crescere, cosa va potato, cosa va lasciato imperfetto. Qui la musica non serve a intrattenere folle — serve a ricordarci che non siamo solo manutentori di cupole e respiratori. Alla fine della prova ho avuto una sens...

Primo ciclo dell’anno orbitale

  Sol 18.341 – Anno 2525, Colonia Aretis Prime Primo ciclo dell’anno orbitale Tra i messaggi di buon ciclo arrivati stamattina sul canale comunitario, spuntano immancabili le lamentele dei vicini di modulo. Dicono che qualcuno pratica “musica domestica non autorizzata” e disturba il sonno criovegetativo dei dormitori adiacenti. Ho dato un’occhiata ai feed sociali interni alla colonia: discussioni infinite sui  musicisti da cupola . Ho il sospetto, neanche troppo vago, di essere io il bersaglio preferito della loro antipatia. La cosa, invece di frenarmi, mi sta caricando. Tra poco tirerò fuori la tromba a pressione ionica — quella vecchia, senza soppressori acustici — e vediamo se la colonia regge un po’ di ottone in questo primo sol dell’anno. Giornata di quiete forzata. Fuori la pioggerella artificiale dei sistemi di umidificazione disegna righe sottili sulla cupola, e nella sala famiglia proiettano  Pippi Calzelunghe – Archivio Terra, edizione restaurata 4K emozionale ....

Comincia il diario marziano

Quest’anno niente traversata verso le Calotte Boreali. Non ho più alcun dolore al braccio sinistro, le nanofibre ossee hanno fatto il loro dovere da settimane, eppure l’idea di rimettermi sulle piste magnetiche sotto la Cupola Dolomede mi toglie entusiasmo. Non è il corpo a fermarmi: è una paura sottile, sedimentata, come la polvere rossa che non va mai via del tutto. Qui ad Aretis si sta quasi bene. Il sistema di riscaldamento atmosferico ha funzionato tutta la settimana e il sole pallido, filtrato dai campi di grafene, trasforma questi sol in qualcosa che assomiglia vagamente a una primavera terrestre. È una sensazione ingannevole: basta uscire dal perimetro pressurizzato per ricordarsi dove siamo davvero. Forse più tardi faremo una passeggiata lungo il Mare Secco — così lo chiamano i bambini, anche se non c’è acqua da cinque secoli. Camminare sulla vecchia costa artificiale, con le figlie che mi precedono saltando nella gravità ridotta, è uno dei pochi momenti in cui questo pianeta ...