Equilibrio Orbitale
Sol 18.359 – Anno 2525, Colonia Aretis Prime
Il mondo, dicono i notiziari terrestri ritrasmessi con venti minuti di ritardo luce, va a rotoli: conflitti sempre più violenti per il possesso delle grandi isole terrestri, migrazioni forzate, città sovrappopolate sotto cieli che non si raffreddano più. Marte non è immune a tutto questo, lo sappiamo. Eppure oggi, qui, sembra che esista una sola cosa.
Siamo alla gara di Equilibrio Orbitale, uno sport nato dopo la colonizzazione: una disciplina a gravità variabile, a metà tra danza e controllo corporeo estremo. La protagonista è mia figlia, Coral.
Per un attimo tutto si ferma. Le notizie, le paure, la sensazione di vivere dentro una crisi permanente. Conta solo un movimento minimo del corpo: una rotazione controllata, un appoggio perfetto, un gesto che dura meno di un respiro ma che deve essere assoluto. Ed è giusto così. Forse è l’unico modo sensato di resistere.
La gara vera e propria è brevissima: quattro sequenze in microgravità, in totale poco più di due minuti. Ma ciò che è davvero infinito è il tempo dell’attesa sugli spalti pressurizzati. Ore passate a osservare altri corpi, altri tentativi, altri errori, mentre il cuore resta sospeso come tutto il resto.
Alla fine arriva il risultato: terzo posto regionale della Valle Aretis. È un ottimo piazzamento. In un istante, attese, sforzi, allenamenti, fatica e tempo vengono ripagati con gli interessi. Non perché sia una medaglia a contare, ma perché per un breve momento abbiamo creduto che il mondo potesse ridursi a un gesto preciso, fatto bene.
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